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ANETO

CHE COS'E' L' ANETO?

L’aneto, il cui nome scientifico è Anethum graveolens. È molto simile al finocchio, tanto da essere definito “finocchio bastardo”. Il suo fresco aroma ricorda il finocchio, l’anice, il cumino e la menta. Il suo aroma deciso è utile per insaporire pesce, carne, verdure e uova. Lo troviamo in moltissimi piatti dei paesi nordici, nei paesi dell’Europa dell’Est e in quelli asiatici. In Italia non è molto diffuso nella tradizione culinaria italiana, ma è un ingrediente in grado di dare una nota intrigante ai piatti.

DA DOVE VIENE?

È una pianta originaria dell’Asia Minore.

AROMA E GUSTO

Ha un gusto molto simile al finocchio e aneto, ma è un po’ più pungente e deciso.

CONTIENE GLUTINE?

L' aneto in natura non contiene glutine.

QUANDO SI RACCOGLIE?

L’aneto viene raccolto quando la pianta supera una ventina di centimetri.

COME SI CONSERVA?

L’ aneto essiccato va conservato a temperatura ambiente, al riparo dalla luce, in un luogo fresco e asciutto.

FORMATI DISPONIBILI

65 cc;

ABBINAMENTI


STORIA E CURIOSITA' SULL' ANETO

I primi ad utilizzare l’aneto furono i Greci, i quali gli attribuivano proprietà magiche, oltre ad apprezzarlo come ingrediente dei loro panificati. Erano convinti infatti che era in grado di contrastare i sortilegi. Era una spezia molto amata dai Romani ed abbondava soprattutto all’interno dei pasti dei gladiatori, perché erano convinti che fosse in grado di aumentare la forza fisica. Nel Medioevo l’aneto non era apprezzato tanto per i suoi usi culinari, ma piuttosto era considerato un rimedio per stomaco e insonnia. In tempi più recenti, negli Stati Uniti, veniva infine utilizzato come antenato del chewingum. Venivano infatti dati ai bambini durante i sermoni per farli star buoni. Come detto in precedenza, in passato era un’erba aromatica che non poteva mancare nella dieta dei gladiatori dell’Antica Roma. I gladiatori lo utilizzavano, nei piatti, negli infusi e nelle loro bevande energetiche. La usavano anche per coronarsi il capo come simbolo di gioia. I legionari usavano invece i suoi semi bruciati per velocizzare la guarigione delle loro ferite.

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